LA LEGNA SECCA

La tecnica della "legna secca" viene utilizzata per riprodurre, nello stile bonsai, quelle piante che in natura vivono in condizioni disagiate, mostrando tutti i segni di una vita difficile, con rami spezzati dal peso della neve, tronchi squarciati dalla violenza dei fulmini, oppure martoriati dalla siccità, dal fuoco o dai venti salmastri. Un bonsai così "trattato", assume un aspetto vissuto e vetusto, dal forte impatto evocativo.

Inoltre, questa tecnica è molto utile per dissimulare e valorizzare delle potature drastiche, o delle capitozzature; operazioni che, altrimenti, impiegherebbero qualche anno per essere "riassorbite" dalla nuova vegetazione.

 

LE SPECIE ADATTE

I bonsai più adatti per questa tecnica sono quelli di conifera (Ginepro, Pino, ecc.) poiché, il loro legno è duro e impregnato di resina, la quale fornisce una prima barriera al marciume del legno morto. Anche le essenze sempreverdi sono abbastanza idonee; mentre, le latifoglie si utilizzano poco, a causa del loro legno tenero che si deteriora facilmente.

 


JIN, SHARI E SABAMIKI

A seconda della posizione e del tipo di intervento, la legna secca viene denominata in tre modi diversi:
Jin: è il ramo spezzato dalle avversità atmosferiche (in genere, neve, o fulmini) privo di corteccia e con l’apice frastagliato come, appunto, si presenta un ramo dopo la sua rottura.
Shari: è la scortecciatura del tronco, più o meno ampia, che parte dal terreno e può arrivare fino all’apice dell’albero. In natura, lo shari può essere provocato dalla siccità, dalla morte di una radice o di un ramo principale, il quale non assorbe più la linfa e provoca la morte della corteccia nella parte di tronco sottostante.
Sabamiki: è il tronco scavato, o spaccato. Una situazione abbastanza frequente in natura; infatti non è raro incontrare, nelle passeggiate nei boschi, vecchi e maestosi alberi con il tronco svuotato a causa di antiche ferite provocate dai fulmini, oppure dal marciume, dai parassiti ecc.

 


COME OPERARE

La realizzazione del jin è la più semplice: dopo aver tagliato con la tronchese concava il ramo a 45°, utilizzando un coltello per jin, si procede alla scortecciatura del moncone, avendo cura di eliminare anche la parte molle sotto la corteccia (cambio) fino a scoprire le fibre del legno; per finire, con una pinza jin, si sfibra la parte terminale del ramo per eliminare il taglio netto della tronchese e simulare la rottura accidentale del ramo stesso.

Per quanto riguarda lo shari e il sabamiki, gli strumenti da usare sono: le sgorbie oppure i coltelli. Per questa operazione occorre prestare qualche attenzione in più; infatti, se si scorteccia il tronco sotto una branca principale, si interrompe il flusso della linfa discendente e questo può provocare la morte del ramo. Inoltre, la scortecciatura non deve mai arrivare al livello del terreno, poiché nella parte bassa si potrebbe sviluppare un "marciume del colletto".

 

COME PROTEGGERE IL LEGNO

Per evitare che il legno nudo marcisca, dopo un paio di settimane, è necessario trattare la parte con il liquido jin. I trattamenti andranno ripetuti almeno una volta l’anno e, per rendere più naturale il colore, si può aggiungere al liquido jin della tempera bianca, oppure grigia, a seconda se si vuole rendere più chiaro o più scuro il lavoro fatto.